Cenni storici

Spello è di origini umbre, come la maggior parte delle città edificate sulla riva est del Tevere.
Con l'avvento dell'epoca romana l'integrazione fu automatica, e già nel 41 a.C. diventa Colonia Iulia Hispellum, ottenendo una larga autonomia e giurisdizione su una vasta area che arrivava fino alle Fonti del Clitunno.
Sotto Ottaviano Augusto Hispellum acquis√¨ un notevole rilievo economico, tanto che vi operavano anche dei cambiavalute. Nei primi decenni del sec. IV d.C. l'imperatore Costantino, con un suo Rescritto, concesse alla citt√† il diritto di celebrare riti religiosi per tutta l'Umbria, dandole cos√¨ una situazione di assoluto privilegio dal momento che fino ad allora, per le solennit√† rituali, gli umbri dovevano recarsi in Toscana. Il Rescritto di Costantino fu scolpito in una lapide, rinvenuta nel 1733 durante gli scavi dell'anfiteatro. Le invasioni barbariche portarono devastazione come nel resto d'Italia, ma subito dopo entr√≤ a far parte del forte Ducato longobardo di Spoleto, nel quale rest√≤ fino all'annessione allo Stato della Chiesa nella seconda met√† del XII secolo. Entro la fine del secolo si diede un ordinamento comunale, conobbe numerose lotte interne ed esterne, finch√© entr√≤ nell'orbita della potente famiglia Baglioni di Perugia che nel XV¬į sec. ne ottenne la Signoria. I Baglioni restituirono alla cittadina benessere, sicurezza, e un'intensa attivit√† artistica, della quale l'esempio pi√Ļ illustre √® la Cappella del Pinturicchio.
Con il ritorno al dominio della Chiesa nel 1583 inizia un lungo periodo di decadenza, dal quale non seppero risollevarla né la parentesi napoleonica, né l'annessione al Regno d'Italia nel 1861.
La rinascita di Spello è iniziata nella seconda metà del secolo scorso, con lo sviluppo del commercio, della piccola industria, dell'agricoltura è, soprattutto, del turismo, che ne hanno fatto un centro vivace sia economicamente che culturalmente.

Oggi Spello è:

- ARTE e STORIA.
Una città innalzata sulle propaggini meridionali del monte Subasio, affacciata sullo splendido scenario della pianura umbra e contornata da colli olivati. Il suo tessuto urbano racconta la storia della civiltà occidentale, con testimonianze di epoca romana, medievale e rinascimentale. Ma non si va a Spello per visitare una chiesa o un palazzo: si va a Spello per visitare Spello. In tutta la città si respira medioevo e rinascimento. Angusti e ripidi vicoli, strade con pavimentazione originale, mura e porte romane.
Numerose le opere d'arte e i monumenti da vedere: la citata Cappella Baglioni affrescata dal Pinturicchio ed altre pitture e sculture conservate in Santa Maria Maggiore, dove spiccano anche opere del Perugino. Un'altra opera del Pinturicchio è nella Chiesa di Sant'Andrea, e ci sono poi il monastero di Vallegloria, le chiese di San Lorenzo, di San Girolamo, di San Ventura e molte altre. Il Palazzo Comunale è del 1270, con un loggiato, tre bifore romaniche e affreschi attribuiti agli Zuccari.


- EVENTI.
Eventi d'arte e di spettacolo sono frequenti. Può capitare di percorrere vie principali o secondarie ed imbattersi in mostre di pittura, scultura o fotografia, o fermarsi in una piazza e assistere ad uno spettacolo teatrale o musicale, o ad una commedia brillante nel settecentesco Teatro Subasio. L'Infiorata del Corpus Domini attira regolarmente migliaia e migliaia di visitatori, e non si può evitare di spingersi fino alla scenografica, splendida Villa Fidelia, con il suo parco straordinario e le opere d'arte raccolte nella Collezione Straka Coppa.

- GASTRONOMIA.
E' sempre stata importante per Spello: non a caso siamo nel cuore dell'Umbria, dove sterminate distese di olivi danno uno degli oli DOP migliori del mondo. Ottimi anche i vini, soprattutto i rossi. La cucina √® la classica umbra, ricca di sapori nei sughi profumati, con pasta rigorosamente fatta a mano, intingoli delicati, arrosti e dolci particolari, come la Rocciata. Il sovrastante Subasio porta inoltre un tocco montanaro al gusto schietto dei cibi, mentre il tartufo, re della cucina, la fa da padrone. Spello √® tutto questo, ma anche qualcosa di pi√Ļ: √® gente dal sorriso schietto, dall'ospitalit√† cordiale, dalla sensibilit√† gelosa del proprio passato e delle proprie tradizioni.

a cura di Giuliano Sozi

Giuliano Sozi

√® nato a Spello (PG) e si √® laureato in lettere a Roma: si √® dedicato subito all'insegnamento, coltivando nello stesso tempo la letteratura, la pittura (con mostre personali a Cagliari, Assisi, Perugia, Modena) e il disegno (con pubblicazione di illustrazioni e di volumi). √ą stato presidente del Circolo Letterario Torre di Babele e caporedattore del mensile ""La Squilla".
Ha pubblicato, tra l'altro, i seguenti volumi: "Annigoni a Spello" (1985), "Le infiorate di Spello" (1989), "Leggere in noi" (1989), "Senza tempo" (cura, 1993), "Tredici Italie di fanciullezzza e amore" (cura, 1997), "Sesto Properzio", "Elegie scelte" (cura e traduzione, 1999), "Il Rescritto di Costantino. Romanzo" (2000), "Sette finestre" (2001), "Dizionario sghembo" (2005), "Le passeggiate di via San Cristoforo. Poesie e Disegni" (2009).

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Le Curiosit√° storiche di BorgoDiSpello

Tutta colpa di Spello: articolo con curiosità storiche di Spello nel 1460

Tutta colpa di Spello

Spello fu l'involontaria causa di un drammatico fatto di sangue che avvenne a Perugia nel 1460.
Per capirne i motivi bisogna però risalire al secolo precedente, quando a Pandolfo Baglioni fu concesso il vicariato di Perugia, Spello, Cannara, Bettona ed altre località.
Pandolfo ebbe due figli: Malatesta e Nello, ma mentre la famiglia del primo si sviluppò numerosa e tutta la discendenza diretta ebbe un ruolo di primo piano nel governo di Perugia e del territorio, Nello ebbe un solo figlio, Pandolfo II, che fu padre di Niccolò detto "il Barcollo" per la sua andatura caracollante, e questo ramo, non avendo spessore numerico, venne presto emarginato.
Nel 1424 Malatesta ottenne la Signoria del territorio citato ed alla sua morte, nel '37, i figli si divisero le varie città. Braccio, l'incontrastato capo della famiglia, si tenne Perugia, a Ridolfo andarono la Signoria su Perugia e Cannara, a Guido toccò Spello.
Una situazione poco gradita a Pandolfo II e Niccolò, che erano cos√¨ stati esclusi da qualunque partecipazione al governo dello stato, e quindi malumori, rimostranze e tentativi di sollecitare la Camera Pontificia a concedere a quel ramo della famiglia quantomeno la Signoria di Spello.
Rivendicazioni che non piacquero al potente Braccio Baglioni, che nel 1460 decise di eliminare il problema alla radice incaricandone il fedele Giacomo Tei. Questi, il 17 novembre, affrontò padre e figlio in pieno giorno e sulla pubblica piazza, ammazzandoli entrambi.
Naturalmente Perugia subito si divise in due fazioni: una, la più nutrita, difendeva Braccio, l'altra, più modesta, era a favore degli uccisi, poiché anche ai moderati la punizione appave un po' eccessiva. L'eco dei tumulti giunse fino a Roma, finché il papa si decise a mandare il cardinale Oliva a comporre la vertenza. Radunate le parti, il cardinale fece loro un bel sermone con il quale praticamente scusava il sig. Braccio, dichiarando, più o meno ".. mettetevi nei suoi panni: cos'altro poteva fare?" Poi, visto che gli animi non si chetavano, emise la sentenza per il mandante del duplice omicidio: il signor Braccio, per un intero mese, un'ora al giorno dopo il tramonto avrebbe dovuto indossavre il saio da frate e, recitando il rosario, percorrere con il cappuccio calato il tratto di strada che andava dalla cittadella Baglioni fino alla piazza Maggiore.
E cos√¨ tutte le sere i perugini potettero vedere una scura figura incappucciata e orante che espiava la sua colpa, ma che dentro quel saio ci fosse effettivamente Messer Braccio Baglioni è ancora da dimostrare.

1489.. una ferocissima guerra fra Spello e Foligno, nella quale si portavano teste umane in cima alle picche, e i Fulignati, ai quali non giovava la crudeltà. avevano sempre la peggio (L. Bonazzi. Storia di Perugia - Vol. I - 1860)

1489

".. una ferocissima guerra fra Spello e Foligno, nella quale si portavano teste umane in cima alle picche, e i Fulignati, ai quali non giovava la crudeltà. avevano sempre la peggio" (L. Bonazzi. Storia di Perugia - Vol. I - 1860)

Spello e Foligno hanno avuto una secolare tradizione di ostilità, spesso armata, quasi sempre a causa di contrasti sul confini o sconfinamenti di greggi nei pascoli. Una situazione che degerò violentemente nel 1489, approfittando del fatto che Perugia era sconvolta da un'ennesiama faida fra le potenti famiglie Oddi e Baglioni, ed i loro alleati.
Le cronache di Pompeo Pellini (Dell'Historia di Perugia, Vol. II - MDCLXIV) cos√¨ raccontano lo svolgersi degli eventi: " .. ciò fu perché alcuni folignati hebbero ferito uno spellano, indi, a due giorni, alcuni di Spello ammazzarono un di Foligno. Gli animi de' faziosi, alterati per l'inveterata gara che v'era, portò alle armi, fu rotta la pace e con gran furore e tumulto di armi i folignati corsero infin sù le porte di Spello, dando il guasto (devastando - ndr) per quel territorio, e arsero una Villa (paese - ndr) nella Montagna, non molto lontata da Spello, e vi ferirono molti di quelle contrade, il che intesosi dai Baglioni in Perugia, vi andò subito Ridolfo con uno dei conti di Marsciano, con Camillo Vitelli, con un buon numero di amici e con cavalli e fanti di Città di Castello, per li quali preso animo gli spellani, sotto la guida del medesimo Ridolfo, corsero anch'essi nel folignate, et fatto non picciolo guasto per quel Territorio, vi arsero due Ville, e vi presero molti prigioni, e perché vi fu buona pezza (a lungo - ndr) combattuto, ve ne restarono molti feriti e morti, con non picciolo danno de' folignati che n'hebbero la peggio"
Dovette intervenire il cardinale di Siena, e poi lo spesso papa che mandò il suo Chierico di Camera che arrivò con un piccolo esercito di 300 fanti, il quale, raggiunto poco dopo da un Commissario e dal Tesoriere apostolico, dopo lunghe trattative insieme riuscirono ad ottenere soltanto una tregua di tre mesi.

n'antica superstizione metteva in guardia le donne timorate di Dio che transitavano sotto l'arco di Porta Venere.

A Porta Venere la lussuria era in agguato.

Un'antica superstizione metteva in guardia le donne "timorate di Dio" che transitavano sotto l'arco di Porta Venere.
Secondo una consolidata tradizione, l'antica porta romana dedicata alle Dea dell'Amore esercitava una pericolosa influenza sulle donne che dovevano passarci sotto, una convinzione che durò molti secoli, e si consolidò soprattutto dopo il ritrovamente sopra il teatro di Fidelia di parti dell'antica statua, che originariamente era collocata in cima all'arco, e fu trafugata all'inizio dell'era cristiana.

Ma seguiamo la vicenda con le parole dello storico spellano del 1600, Fausto Gentile Donnola.

(Istoria della Terra di Spello)

"La statua di questa dea fatta nuda... se ritrovó la testa, un piede et un braccio con parte de la mano per mostrare quello a cui lei sempre √® pronta, che sono li lascivi abbracciamenti quali meglio se godono nudi piuttosto che vestiti; ovvero perch√© chi segue li lascivi piaceri rimane spesso spogliato e privo d'ogni bene perci√≤ che perde le ricchezze, quali sono da le lascive donne divorate, resta debilitato del corpo e macchia l'anima di tale bruttura che niente di pi√Ļ bello li resta; ovvero si faceva nuda per dare a conoscere che li furti amorosi non possono stare ascosti....

Dico dunque che la scioccaria era che le donne maritate quando andavano a marito per congiungersi con quelli e consumare il matrimonio... non volevano passare per detta porta venere, affermando che passandovi divenissero impudiche, o lascive, oppure morivano l'istesso anno, e perciò passavano per le case ivi vicine.... "


Ma chissá, forse qualche ragazza, ben attenta a non farsi notare, percorreva velocemente il breve tratto sotto l'arco invocando la dea dell'amore, per poi nascondersi in casa, in preda a paura, eccitazione e sensi di colpa.

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